ARCADIALA NICCHIA / RACCONTI DALLE COLONIE

ARCADIA / LA NICCHIA / 002 / ZADEH

Diciassette minuti

Marie, Livia e una custodia che non si chiude

RACCONTO 002 · BOZZA AUTORIZZATA ALL’USO · DA LUCIDARE

Marie seguiva Livia Sorel da diciassette minuti. Al dodicesimo aveva deciso che era una cazzata. Al quindicesimo aveva comprato un caffè per giustificare la propria presenza. Adesso il caffè era freddo, Livia stava attraversando la Lunga Vista e l'occhio artificiale di Marie continuava a tenerla a fuoco.

Marie, giornalista con occhio artificiale, segue Livia con la custodia danneggiata lungo la Lunga Vista di Zadeh.
01 / LA LUNGA VISTA · ZADEH · TEST APPROVATO

La ragazza era esile, con una tuta lucida che si tendeva sui fianchi quando allungava il passo. Portava sotto il braccio una custodia malridotta. Si era fermata davanti a un archivio per discutere con un impiegato: gli aveva mostrato un documento, lui aveva indicato uno sportello e Livia gli aveva risposto qualcosa che, dalla faccia dell'uomo, difficilmente era un ringraziamento.

Tuck gliene aveva parlato come di un'archeologa interessante. Marie ricordava l'aggettivo. Interessante. Anche il lavoro di Marie era stato interessante, finché Tuck non aveva trovato qualcosa di meglio da guardare.

Livia imboccò un passaggio laterale. Marie gettò il caffè e accelerò.

«Se devi starmi dietro, almeno smettila di fare avanti e indietro come una cogliona.»

Livia era appoggiata alla paratia, la custodia stretta al fianco. Marie frenò così bruscamente che una scarpa le scivolò sul pavimento.

«Potevo passare di qui per caso.»

«Tre volte? Certo. E io sono la Priora.»

Marie sbuffò. Livia le guardava l'occhio artificiale senza quella curiosità indiscreta a cui Marie era abituata. Era come se avesse già deciso che la parte interessante fosse altrove.

«Da quanto lo sai?»

«Dal secondo giro. Al terzo ho pensato: questa o mi segue o vuole scoparmi. Poi ho visto come mi guardavi e ho scartato la seconda.»

«Ti sbagli su molte cose, immagino.»

«Su alcune. Ma di solito mi pagano per scoprirlo.»

Marie si mise a ridere. Poco, e con una certa rabbia.

«Che cazzo vuoi?» chiese Livia.

«Volevo vederti.»

«Be', mi hai vista. Se vuoi sapere come scopa Tuck, chiedilo a lui. Gli piace un sacco parlare delle cose che sa fare bene.»

Marie smise di ridere. Livia se ne accorse e non fece niente per aggiustare il tiro.

«Quindi sai chi sono.»

«Certo. Una Narrante che ha fatto cose molto più pericolose che pedinare me. Mi aspettavo qualcosa di meglio.»

«Non sei timida.»

«Sono cresciuta su Kant. La timidezza non ti porta da nessuna parte, là.»

Marie guardò il fermo della custodia. Era spaccato in due punti, tenuto insieme da una striscia sottile che stava cedendo. Livia teneva un pollice sul bordo per impedire che si aprisse.

«Quella roba ti cadrà per terra.»

«Grazie, cazzo. Non l'avevo notato.»

Un annuncio attraversò la galleria. Su una superficie pubblica comparve Tuck, composto, impeccabile, davanti a una ricostruzione delle rotte della carovana. Parlava delle Navi che altrove cambiavano comportamento e di quelle che, vicino a Zadeh, non mostravano anomalie osservabili.

Marie riconobbe il modo in cui abbassava la voce prima di una domanda. Un tempo le piaceva. Adesso le sembrava una mano che cercasse sempre il punto giusto da premere.

Livia alzò gli occhi verso la trasmissione.

«Ha trovato finalmente una storia che non riguarda se stesso.»

«È un buon pezzo», disse Marie.

«Lo so. Peccato che con le mie pietre faccia lo stronzo.»

«Non crede alla tua interpretazione.»

«Non ci credeva neanche quando mi ha portata a letto. Non è quello che gli rimprovero.»

Livia si avviò verso l'archivio. Il fermo cedette con uno schiocco. Marie allungò la mano e raccolse un piccolo contenitore che stava per scivolare dalla custodia.

«Piano. Non sai cos'è.» Livia glielo strappò quasi dalle dita.

«Appunto. Se non vuoi che lo raccolga il prossimo stronzo che passa, cambia il fermo.»

«Hai un fermo migliore in tasca?»

Marie tolse una fascetta di tenuta dal proprio equipaggiamento e gliela porse. Livia la studiò, la piegò fra le dita e cominciò a fissarla alla custodia.

Marie offre una fascetta per riparare il fermo danneggiato della custodia di Livia davanti agli archivi di Zadeh.
02 / LA CUSTODIA · ZADEH · TEST APPROVATO

«Quanto ti devo?»

«Una risposta.»

«Ah. Eccola, la giornalista. Spara.»

«Cosa stai portando in giro con quel rottame?»

«Due memorie originali. Ci sono dati di Kant. Mi serve qualcuno abbastanza bravo da dirmi dove sto prendendo una cantonata.»

«Tuck non ti aiuta?»

«Tuck pensa che siano pietre. Rocce del cazzo, come dice lui. Io non gli chiedo di amarmi per quello che studio. Gli chiedo di non rompermi i coglioni mentre lo studio.»

Marie controllò la chiusura. La fascetta reggeva. Livia vi fece pressione con il pollice una seconda volta, più forte.

«Non gli hai chiesto un favore?»

«Quello me lo sono già fatto da sola venendo fin qui. Se vuoi verificare le memorie, vieni. Se vuoi fare la mia biografia sessuale, fatti dare il suo archivio.»

Marie rimase immobile. Aveva trascorso diciassette minuti a cercare qualcosa di vergognoso in quella donna. Livia le aveva messo davanti una custodia piena di lavoro, ammaccata e tenuta insieme con quello che trovava.

«Sai che lui mi ha lasciata per te.»

«Sì.»

«Non ti dispiace nemmeno un po'?»

Livia sollevò lo sguardo. Aveva una faccia giovane, lentigginosa, e in quel momento non sembrava particolarmente maliziosa.

«Ti dispiaceva quando scopavi con lui?»

«È una domanda del cazzo.»

«Finalmente siamo d'accordo.»

Livia riprese a camminare. Marie la lasciò fare sei passi, poi le andò dietro.

«Una cosa, Sorel: se quelle memorie sono una stronzata, te lo dico in faccia.»

«È per questo che te le faccio vedere.»

«E se Tuck aveva ragione, glielo dico.»

«Chiamalo. Magari per una volta ti ascolta.»

Marie non rise. Livia se ne accorse, rallentò un momento e aprì il varco dell'archivio tenendole la porta.

Marie entrò per prima. Nella luce fredda dell'atrio vide la ragazza chinarsi di nuovo sul fermo, ancora diffidente nonostante la riparazione. Per la prima volta non stava guardando come Livia si muoveva, ma che cosa cercava di non perdere.